Paola Zinnamosca - Associazione Antiche Contrade

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Paola Zinnamosca

Collaborazioni
Paola Zinnamosca

Nata a Pordenone nel 1956, inizia la su attività artistica e lavorativa negli anni '80 nel campo della grafica e ilustrazione.
Partecipa alla nascita dello studio APR Associati e si occupa dal 1984 al 1998 di cinema d'animazione e illustrazione per l'editoria.
Negli stessi anni collabora con Biblioteche, Scuole materne ed elementari ed Associazioni operanti nel sociale, per cui conduce dei Laboratori creativi.
Attualmente insegna e svolge attività di ricerca artistica.

Poetica
Volgere lo sguardo sul mondo può condurre ad un senso di  spaesamento e di mancanza di senso. Per ritrovare l'equilibrio perso mi rivolgo allo sguardo interiore e lascio che tutto sia osservato senza giudizio preconcetto, senza dogmi o imposizioni, con sereno distacco e accettazione.
Questo sguardo mi porta ad un' osservazione in cui non è importante il frutto dell'azione, ma tutto quello che questa azione lascia come matrice segreta nella mia anima e in quella del mondo.
E' collegandomi a questa matrice, svelata da questo sguardo, che riconosco il disegno armonico, la bellezza e la profondità che sottende ogni evento, dalla vita che si accende a quella che si spegne ogni giorno, ogni ora, ogni secondo dell'esistenza su questo pianeta e nell'universo.
Tutto questo costituisce la fonte ispiratrice del mio pensiero creativo.
Goethe, in un sua citazione, sintetizza questo pensiero:
"Per sfuggire al mondo non c'è niente di più sicuro dell'arte e niente è meglio dell'arte per tenersi in contatto con il mondo."

Intervento a Palazzo ducale di Mantova

L'installazione che ho proposto scaturisce da una riflessione rivolta all'osservatore che sceglie di farne esperienza: "il rapporto tra  femminile e maschile e il principio generatore,  nel nostro tempo".
Il femminile e il maschile, due principi presenti nell'esistenza di ogni essere vivente anche se di genere o di sesso diverso, quando si incontrano e si uniscono generano vita.
Ho scelto come collocazione una delle sale degli arazzi in cui è raffigurato il tema della nascita.
I due corpi che ho rappresentato, richiamano una perfezione ingessata, fredda e distaccata dalla loro stessa fisicità, sospesi, senza radici che li colleghino alla terra. L'unico elemento che li caratterizza è la loro testa.
Oggi, una  grande parte della nostra esistenza si svolge a livello mentale, cerchiamo il più possibile di allontanare la fatica del fisico e quindi, non colloquiamo più in modo esperienziale con esso, ma ci costruiamo un involucro standardizzato che ci assicuri un'immagine nel mondo, un'apparenza consigliata da modi e mode ma che spesso non sentiamo appartenerci nel profondo.
La mente è la grande regista del nostro esistere.
I due volti sono divergenti, guardano in un direzioni opposte. La testa maschile è rappresentata da un alveare per rappresentare l'operosità, la frenetica corsa al fare, al realizzare, al produrre. La testa femminile è una stanza rivestita da frammenti di specchio in cui un corpo femminile si specchia in modo illusorio, senza mai riconoscere l'interezza della propria presenza. Ma in questa stanza c'è una finestra, che il femminile riesce sempre a tenere aperta, per consentire al proprio profondo di uscire ed è la finestra del sogno, dell'inafferrabile, del leggero e impalpabile bisogno dell'anima.
L'attenzione di chi osserva è attirata dalla presenza di un uovo, elemento inusuale, situato proprio al centro della composizione. E' neutro, sempre pronto a dischiudersi in qualsiasi forma, è da sempre simbolo potente dell'universale, e porta in sè sia l'origine da cui tutto proviene che la ciclicità dell'eterno ritorno. Un così potente simbolo richiede attenzione convergente di tutto il nostro essere, del maschile e del femminile che è presente in ognuno di noi  per ridare senso, speranza ed equilibrio al futuro dell'essere umano e di tutto il pianeta.

Land art ai  Cattazzi 2011

Quando entro in contatto con un luogo naturale mi metto  in rispettosa osservazione  delle forme che la natura ci lascia nel momento in cui termina il processo vitale.
Ho trovato una particolare bellezza nelle forme spoglie ed essenziali di questi rami abbandonati dal processo vitale  e spogliati, modellati dallo scorrere del tempo.
Ci vengono restituiti dalla natura come forme che danno ancora segno di  una bellezza ed armonia essenziali, quella bellezza e quella armonia che è alla base di ogni forma, che supporta ogni forma in natura.
C'è un aspetto ancestrale in questa bellezza ed armonia, che esula da ogni razionalità che parla ad una memoria lontana ma sempre presente che appartiene,  che accomuna tutte le forme viventi e che è la matrice di ogni forma.
Il divino si esprime si  manifesta attraverso bellezza e armonia e vive, vibra attraverso la nostra attenzione.
Questi rami diventano oggetti preziosi non più cose inutili ad un presente tecnico, ma testimoni di una memoria spirituale che ci accomuna.


Cattazzi 2012 Metro Quadro

Secondo i dati dell’ ISTAT, aggiornati al 2011,in Italia vengono tolti ogni giorno 45 ettari di suolo alla natura per sostituirlo con cemento.
Si consuma pericolosamente territorio per edificarlo  con palazzine e capannoni. Alcune provincie come  ad esempio Monza ha raggiunto il 50% di cementificazione, Napoli il 43%, Milano il 37% ovunque si gira il nostro sguardo è raggiunto da gru e sommerso da inesorabili colate di cemento.
Il valore del territorio, in questa corsa selvaggia é legato quindi al valore commerciale per l’edificazione. Il valore del terreno è stabilito dal grado di cementificazione , cioè di sottrazione di terreno alla natura.
Mi sono chiesta come tutto questo si possa definire “valore”.
Ho preso come misura un metro quadrato è l’ho riproposto in quattro momenti significativi per riportare l’attenzione  sul vero valore della Terra.

Nel primo metro quadrato ho portato in luce , come potrebbe fare un archeologo scavando il sottosuolo, tanti frammenti di natura che testimoniano la grande diversità delle forme naturali, la biodiversità, la capacità della natura di proporsi in infinite forme
e disporle in questa sorta di catalogazione mi è servito per dar ad ogni singolo pezzo un’attenzione  al valore contenuto in ognuno di essi.
Tutti i frammenti raccolti, riportati alla luce dopo esser stati dimenticati  per lungo tempo, considerati inutili ad un presente tecnologico, ci riconducono a quello che è la matrice comune a ciò che ci lega alle forze della vita.

Nel secondo metro quadrato, ho inserito una forma ancestrale che ricorda un grande ventre gravido di vita , ma anche un vulcano , un crogiolo alchemico che  trasforma energie in continua espansione e scambio tra le forze della terra e le forze del cosmo
Il valore di questo metro quadrato è rivolto alle forze di generazione e rigenerazione
che la terra possiede per poter ritrovare gli equilibri  che l’uomo ha pericolosamente incrinato.

Nel terzo metro quadrato ho rappresentato la grande ferita inferta alla terra.
Un  rapporto compromesso, giunto ormai alla sua ultima definizione.
Non rimane molto tempo per ricucire questa ferita.  Il nostro territorio si presenta sempre più fragile e malandato e gli avvertimenti che la natura ci manda sono sempre più frequenti e dolorosi. La difesa del suolo e del paesaggio deve diventare l’impegno più importante. Questo è quello che dobbiamo ai nostri figli.

Il quarto metro quadro è riempito del valore dell’impegno, della speranza e della voglia di riprendere un gioioso contatto con ciò che è vita e che ci nutre.
E’ un invito a far nascere vita ovunque, anche in un terrazzo di città posso conoscere il senso di produrre dalla terra ciò che serve per sostenermi.
Ridare valore al seminare, al coltivare, al curare la terra e trovare un sacro rapporto con tutto ciò che su di essa vive.

Al  di là dei generi diversi a cui apparteniamo , tutto si ricongiunge ad una matrice originaria comune. Siamo tutti figli di un’unica Grande Madre.

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