Guido Ghidorzi - Associazione Antiche Contrade

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Guido Ghidorzi

Collaborazioni

GUIDO GHIDORZI è medico e psicoterapeuta.
Da molti anni compone opere al telaio verticale, primitivo. Nei suoi arazzi naif fa convivere gli oggetti più disparati, raccolti nel camminare il mondo, con frasi significative, quasi parole d'ordine, a volte poesie, importanti per le persone che le riceveranno in dono.
Negli ultimi tempi sta sperimentando la possibilità di inserire l'esperienza telaio in ambienti naturali, sposando la filosofia Land Art.
……..sono nato in campagna, nella campagna padana degli anni '50. Sono cresciuto fino a dieci anni gustando a fondo la natura, gli oggetti, i sapori di quell'ambiente ancora magico. Lo chiamavo il "mio" paradiso terrestre.
Poi, le tante vicende familiari e sociali mi hanno spostato verso la città, la razionalità, la fretta, la sedentarietà, l'intellettuale che vince sempre e comunque sulla materia e i sensi.
Verso i trent'anni, già in professione, ho avuto una curiosità, allora per me inspiegabile…l'ho seguita. Ho seguito un corso di telaio, poi un altro, e un altro ancora. E ho cominciato a lavorarci. Ho subito compreso di cosa si trattava: riprendevo a usare le mani, a maneggiare la concretezza, a riscoprire la creatività. Non ho più smesso, anzi, dal telaio strutturato sono passato a un'ulteriore semplificazione…l'essenzialità: il telaio primitivo, verticale.
Lavoro, producendo arazzi da appendere, molto naif…li chiamo io, perché li riempio di tutto ciò che raccolgo nella natura, intrecciandoli con lana, cotone e qualsiasi altro materiale.
Mi piace ricatturare il mondo e portarlo negli spazi abitativi.
Negli ultimi anni aggiungo un messaggio scritto, tessuto dentro l'opera, che sia significativo per la persona che me la commissiona.
Tutte le mie composizioni sono state regalate, all'unica condizione di essere appese.
Un ulteriore avvicinamento al mondo naturale è stata la riscoperta del camminare…un camminare lento, con gruppi di persone che condividono questa filosofia. In uno di questi viaggi ho incontrato una giovane artista napoletana, che mi ha fatto conoscere, e praticare, la Land Art.Da allora non perdo occasione, in ogni contesto di sosta in ambienti naturali, di costruire qualcosa che gli oggetti del luogo suggeriscono.
Il mio sogno era portare l'esperienza telaio in un laboratorio Land Art.
La proposta 'Arte e terra' nella Contrada Cattazzi me ne offre una prima opportunità.


tr/AMA 2009 -- ---- Ama-che 2010

TELAIO/terapia.
Nella tela del telaio si tesse l'esistenza stessa. Tra ORDITO, il filo portante, che rappresenta il nostro bagaglio genetico ed il nostro vissuto, e TRAMA, il disegno che costruiamo, che è ciò che il fato ci fa incontrare sul percorso, si sviluppa quel dialogo contradditorio e creativo che ci porta a evolvere un po' di più. Ogni volta un po' di più. Fili e colori che immaginiamo e progettiamo, ne catturano altri che solo la fantasia e il caso ci suggeriscono. Ci sono due tipi di telaio: quello meccanico, orizzontale, per stoffe ben pensate e costruite, e quello verticale, o primitivo, che lascia più libera la capacità espressiva, che può osare ambire all'arazzo. Quest'ultimo è anche più facile, meno noioso e ripetitivo…una vera possibilità, ancora poco conosciuta, di unire aspetti artigianali ad altri più artistici. Se dipingere una tela ci fa tirare fuori un lembo di Anima, il costruire la tela stessa ci avvicina a quello che gli psicanalisti chiamano il "fare Anima". Il telaio verticale è uno strumento, alla portata di tutti, per sperimentare un avvicinamento fra cultura e natura, fra l'ideare e il fare, fra l'intellettuale e il materiale. E' il ritornare alle origini dell'esperienzialità umana, dove tecnica realizzativa e contenuto dell'opera erano tra loro inscindibili. Se il pensare troppo à uno dei danni della nostra epoca, l'usare questo telaio un po' tutti i giorni è didattico per ritrovare armonia fra mente e corpo. Un qualcosa di meditativo, fatto con le mani e…tanta tanta pazienza! Gandhiano, se si vuole (il grande maestro indiano tesseva i suoi vestiti al telaio). Contribuendo al nostro equilibrio, ci dà pace.
          
IL TELAIO: ORDIRE TRAME.
ORA SERVONO TRAME d'AMORE.
Non una dichiarazione velleitaria d'INDIPENDENZA del genere umano da tutto e da tutti. NO, al contrario, una CONSAPEVOLEZZA ritrovata che TUTTO è CONNESSO, che, nella COMPLESSITA', siamo DIPENDENTI: dalla MADRE TERRA, che ci ospita e nutre, come dagli altri…uomini e donne, bambini ed anziani, vicini e stranieri.
DA SOLI, non ce la possiamo fare.
L'arrogante INDIVIDUALISMO, finalizzato solo al consumismo, ci ha portato al VUOTO esistenziale.

Voglio TORNARE ad AMARE, voglio l'AMORE.
Le mie TRAME d'AMORE,
fatte di foglie, sassi, rami, insetti, materiale del VIVENTE, assemblati in piccoli telai primitivi, resteranno al sole, al vento, alla pioggia,
COME SIMBOLI DI RINASCITA, come FRUTTI MATURI che dall'albero
Aspettano solo di essere COLTI.
In questo somiglianti alla SAGGEZZA dei SOGNI, che la notte ci porta ad ogni risveglio per indicarci la giusta via.
                                                                        Guido  Ghidorzi               
 
 

LAND  ART    IN  CAMMINO

Siamo tutti artisti.
In noi c’è un teatrante, un giocoliere, uno scultore…e tanto altro.
Abbiamo un cervello creativo…non aspetta altro che di essere usato.

Ma lo teniamo in disparte.
Spesso non conosciamo neppure la sua esistenza.
O pensiamo non sia conveniente farlo vedere in pubblico.
Perché dovremmo imparare a lasciarci andare.
Tornare un po’ bambini.
Liberi di esprimere tutta la nostra fantasia.
Siamo troppo abituati a dar credito solo al nostro pensare razionale.

Chi ama il cammino, sa che con esso si ottiene
anche uno spontaneo accantonamento del rimuginare.
Il corpo che si muove nella natura,
sposta la nostra attenzione dal continuo problematizzare
ad un fluire più istintivo delle nostre componenti emozionali.
Stupiti, ci ritroviamo a fare gesti in leggerezza.
I sensi prendono il sopravvento.

RICORDIAMOCI CHE ESISTE LA LAND ART.

Lasciare lungo la strada piccoli segnali del nostro passaggio.
Adoperando materiali che raccogliamo dal territorio attraversato.
Costruiamo “le nostre” opere d’arte.
Nel qui ed ora, nell’attimo magico,
che solo col muoversi lento può emergere,
ognuno ha il talento di disporre un sasso, un ramo od una piuma,
in modo unico ed irripetibile.
Sapendo che il vento o la pioggia cancelleranno questa traccia del nostro passaggio.
Basta, volendo, immortalare l’immagine in una foto o in un disegno.
O, ancora meglio, fissando nella memoria e dando un nome alla nostra improvvisata performance,
essa rimarrà indelebile ricordo di quanto siamo potenziali geni artistici.

Abbiamo tutti un “messaggio nella bottiglia” da lanciare nel mondo.
Permettiamoci di costellare il percorso a piedi di simboli di noi.
Con il gusto e la delicatezza di non guastare la bellezza del posto.
Perché esistiamo, valiamo, siamo interpreti attivi del nostro destino.
In sintonia col paesaggio di cui diventiamo protagonisti.
SIAMO ORME.

Guido   Ulula alla Luna

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