Edizione 2012 - Associazione Antiche Contrade

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Edizione 2012

Terra e Arte
Edizione 2012 / Alessandro Ceriani - La casa sull'albero
Edizione 2012 / Sara Comai Daniele Pagani - Frullii

"io sono in ricerca di ciò che mai è stato perduto.
Coltivando la terra, cerco di stare in ascolto. Questo genera, in un
rapporto fecondo dentro di me, possibiltà creative nella meraviglia
del presente. Nasce la speranza di condividerne i frutti"


Edizione 2012 / Delia dal Bosco
Foto di Elisa Testori
Edizione 2012 / Giulia Ferrarese - Arco Radura
Foto di Giacomo Albertini

Perchè dobbiamo sempre cenare da soli?
Sia che siamo single o in coppia,
a fine giornata è molto più bello
incontrarci in un momento conviviale.
Cucinare a turno e chiacchierare di tutto
con i nostri vecchi e nuovi amici.
Questo è il premio ad una giornata
inevitabilmente stressante.
Facciamolo, almeno una volta la settimana.
Usciamo dal guscio individualista.
CO  DINNER.

Perché dobbiamo sempre affrontare
i problemi della vita da soli?
Prendiamo accordi con i nostri amici
per aiutarci in caso di bisogno.
Che sia l’uso di un’auto in comune,
o fare una spesa collettiva,
o usare la banca del tempo
per uno scambio di competenze,
o sorreggerci a vicenda in momenti
di difficoltà fisica o psicologica.
E’ più conveniente dal punto di vista economico.
E più stimolante per la nostra crescita empatica.
Usciamo dal guscio individualista.
CO  HELPING.

Perché dobbiamo sempre abitare da soli?
Pur preservando i nostri spazi privati,
avere la possibilità di ambienti comuni
abbatte i costi di gestione di una casa
e favorisce lo spirito collaborativo fra le persone.
Gestire assieme la cucina o la lavanderia,
avere una stanza o un giardino
per far giocare i nostri bambini,
sapere che c’è un luogo socializzante,
sono esempi di una mentalità più sana
di concepire l’esistenza.
Noi mammiferi siamo una specie animale
affettiva e comunitaria.
Usciamo dal guscio individualista.
CO  HOUSING.

Non c’è niente di meglio che ci alleni
a queste ottiche innovative,
più soddisfacenti e fattibili da subito,
che fare un’esperienza
di camminate consapevoli di gruppo.
Per uscire dal guscio individualista
dobbiamo sperimentare
L’ARTE DI COLLABORARE.

Edizione 2012 / Ghidorzi Posio - Co dinner, Co helping, Co housing
Edizione 2012 / Livialein - Triangolo
Cammino

Cammino è la mia prima opera ai Cattazzi: delle pietre lasciate in previsione di un percorso in progress, un invito a sviluppare future connessioni tra persone e artisti che passeranno di qua. Tutto parte dalle relazioni umane che mi hanno portato qui. Ho collocato la mia opera tra quelle di due amici, vecchi compagni di Accademia. Ho ripercorso con la mente e con il corpo emozioni di un vissuto passato insieme, vivendo le loro opere come traccia della loro presenza nei miei ricordi. I segni lasciati sulle pietre hanno una derivazione catartica che proviene proprio dalla riaffermazione di certe emozioni legate al ricordo dell'incrocio di vite, sedimentate ormai dentro di me e che sono riemerse grazie alla presenza fisica delle loro azioni sulla terra. Il carbone trovato lì è la traccia di questa catarsi che simbolicamente si cristallizza in segni minimi, resi indelebili grazie agli strumenti che questa valle mi ha riservato.

Edizione 2012 / Paola Mancini
Edizione 2012 / Alessio Nalesini - I frutti proibiti del paradiso
Edizione 2012 / Chiara Perboni - Pioggia dei desideri
Occhio Gentile

Deporre alcuni tratti  del pensiero e del carattere ispidi, legnosi, acuminati e  stantii, come rami spezzati, frammenti di pietra  e foglie rinsecchite.
Volgere l’attenzione verso forme di vita vegetale che  fanno esultare della loro minuta perfezione, con tenerezza indulgente, rispettoso ascolto, con curiosità e meraviglia collocarle al pari delle espressioni reciproche di evoluta umanità in un abitudine ingentilita di guardare e di guardar-ci.


Edizione 2012 / Chiara Perboni
Edizione 2012 / Di noi tre, omaggio a Cristofer Smolka -Matteo Serafini
Edizione 2012 / Effimera - Alberto Vesentini
Metro Quadro

Secondo i dati dell’ ISTAT, aggiornati al 2011,in Italia vengono tolti ogni giorno 45 ettari di suolo alla natura per sostituirlo con cemento.
Si consuma pericolosamente territorio per edificarlo  con palazzine e capannoni. Alcune provincie come  ad esempio Monza ha raggiunto il 50% di cementificazione, Napoli il 43%, Milano il 37% ovunque si gira il nostro sguardo è raggiunto da gru e sommerso da inesorabili colate di cemento.
Il valore del territorio, in questa corsa selvaggia é legato quindi al valore commerciale per l’edificazione. Il valore del terreno è stabilito dal grado di cementificazione , cioè di sottrazione di terreno alla natura.
Mi sono chiesta come tutto questo si possa definire “valore”.
Ho preso come misura un metro quadrato è l’ho riproposto in quattro momenti significativi per riportare l’attenzione  sul vero valore della Terra.

Nel primo metro quadrato ho portato in luce , come potrebbe fare un archeologo scavando il sottosuolo, tanti frammenti di natura che testimoniano la grande diversità delle forme naturali, la biodiversità, la capacità della natura di proporsi in infinite forme
e disporle in questa sorta di catalogazione mi è servito per dar ad ogni singolo pezzo un’attenzione  al valore contenuto in ognuno di essi.
Tutti i frammenti raccolti, riportati alla luce dopo esser stati dimenticati  per lungo tempo, considerati inutili ad un presente tecnologico, ci riconducono a quello che è la matrice comune a ciò che ci lega alle forze della vita.

Nel secondo metro quadrato, ho inserito una forma ancestrale che ricorda un grande ventre gravido di vita , ma anche un vulcano , un crogiolo alchemico che  trasforma energie in continua espansione e scambio tra le forze della terra e le forze del cosmo
Il valore di questo metro quadrato è rivolto alle forze di generazione e rigenerazione
che la terra possiede per poter ritrovare gli equilibri  che l’uomo ha pericolosamente incrinato.

Nel terzo metro quadrato ho rappresentato la grande ferita inferta alla terra.
Un  rapporto compromesso, giunto ormai alla sua ultima definizione.
Non rimane molto tempo per ricucire questa ferita.  Il nostro territorio si presenta sempre più fragile e malandato e gli avvertimenti che la natura ci manda sono sempre più frequenti e dolorosi. La difesa del suolo e del paesaggio deve diventare l’impegno più importante. Questo è quello che dobbiamo ai nostri figli.

Il quarto metro quadro è riempito del valore dell’impegno, della speranza e della voglia di riprendere un gioioso contatto con ciò che è vita e che ci nutre.
E’ un invito a far nascere vita ovunque, anche in un terrazzo di città posso conoscere il senso di produrre dalla terra ciò che serve per sostenermi.
Ridare valore al seminare, al coltivare, al curare la terra e trovare un sacro rapporto con tutto ciò che su di essa vive.

Al  di là dei generi diversi a cui apparteniamo , tutto si ricongiunge ad una matrice originaria comune. Siamo tutti figli di un’unica Grande Madre.

Edizione 2012 / Paola Zinnamosca
Foto di Giacomo Albertini ed Elisa Testori
Edizione 2012 / Marta Scipioni - Dea
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