Cattazzi di Flavio Pettene - Associazione Antiche Contrade

Vai ai contenuti

Cattazzi di Flavio Pettene

Flavio Pettene

Ho iniziato a fotografare (a scrivere con la luce) all'età di 16 anni. Mio zio Gino, che era fotografo, mi regalò la mia prima macchina fotografica, una piccola Klein tedesca. Allora, io andavo spesso in bicicletta, nel suo laboratorio di Castel d'Ario a curiosare e a imparare le tecniche di ripresa, sviluppo e stampa. A quel tempo si usavano ancora le lastre di vetro bicromatate e io armeggiavo tutto timido intorno a una grossa macchina da studio a soffietto, di quelle, per capirci, che si vedono nei film muti di Buster Keaton e Charlie Chaplin.
Tutto si svolgeva con calma nel silenzio della camera oscura e ogni volta era come un sogno, un incanto, quando l'immagine appariva lenta e misteriosa sulla carta. Sembra di parlare di un secolo fa e sono passati 40 anni. Erano gli anni del neorealismo di Antonioni, Pasolini, De Sica, Zavattini e Rossellini…era un mondo in bianco e nero con poca tecnologia ma pieno di vita vissuta di poesia e voglia di raccontare.
Ora siamo qui e tutto quello di cui sopra fa ormai parte del passato. " L'atto di vedere" non è più quello ed è diventato tele-visivo. Siamo cambiati, è cambiato nel corso del tempo il mondo intorno a noi e io sostengo che è cambiata anche la luce. E' sempre più difficile trovare giornate terse e pure con quei cieli dai colori vulcanici che ricordano tanto Turner, Frederich e Segantini. C'è invece spesso una luce piatta, opaca, come di un'atmosfera malata. Anche noi ci siamo appiattiti e un po' de-animati e fatichiamo a "vedere" le stagioni, gli alberi, la terra. Siamo confusi , smarriti. Il computer è diventato il nostro cielo, un cielo senza nuvole. Queste immagini sono dedicate alla terra dove sono nato e alcuni di questi luoghi li amo fin dall'infanzia.
Il paesaggio è li di fronte a noi per certi aspetti immutato e rassicurante, egli è il nostro "Heimat" il nostro "sentirsi a casa" ed è li perché noi ci camminiamo dentro per conoscerlo e amarlo...ma oggi si cammina sempre meno. Non è un caso che in tutte queste foto, l'unica nella quale c'è la presenza dell'uomo è quella del pastore con le sue pecore sull'argine del Po.
I pastori partono in marzo dal Piemonte e con le greggi vanno fino al mare lungo il Po. Arrivano a fine maggio sul delta del fiume giusto in tempo per poi trasferirsi sui pascoli montani.
Loro, i pastori, mi hanno raccontato di paesaggi stupendi e notti stellate lungo l'argine e poi di storie e personaggi incredibili.


Land Art in Lessinia
Torna ai contenuti